L’inizio di un linguaggio e immaginario personale.
Il 2006 è stato un anno cruciale per lo sviluppo del linguaggio e del mio immaginario.
Durante le prime esposizioni dal 2003 avevo compreso come affidare tutta la mia ricerca ad un solo “street logos” fosse riduttivo. L’alberello (leggi articolo) era efficace per veicolare il messaggio ecologista in stile “Reclaim the Streets”, per la sua forza e riconoscibilità limitante per poter esprimere tutto il mio potenziale creativo.
Non volevo fosse una sola immagine a dovermi rappresentare , compresi durante il 2005 che avrei dovuto inventare e diffondere un personaggio “umanoide” che potesse interagire con il mondo e la società senza limitazioni.
Oltremodo fondamentale che il “Fil rouge” che legava le mie produzioni non fosse interrotto, Il nuovo personaggio doveva nascere da un’evoluzione “dell’alberello” veicolando nel possibile nuovi concetti in continuità con la mia produzione in strada.
I primi personaggi erano quindi nella forma ed espressività simili al mio street logos “alberello”, per poi evolversi dopo mesi di prove, tentativi, disegni, fogli, colori.
Gli alberelli però non cessarono di esistere, pertanto non furono abbandonati e soppiantati da questi tentativi di evolvere il mio immaginario, per mesi han convissuto perché le scelte importanti, a mio parere, han bisogno di tempo per maturare.








In contemporanea compresi che anche se le mie creazioni in strada avevano un seguito, essendo autodidatta avevo delle lacune nelle tecniche pittoriche. Amici e colleghi che avevano delle basi solide accademiche su cui appoggiare le proprie ricerche artistiche, a quel tempo avevano una marcia in più.
Qualche anno prima avevo ripreso gli studi universitari in Storia dell’Arte, ma lavorando a tempo pieno, pensavo che corso universitario “pratico” con frequenza obbligatoria mi fosse precluso per il poco tempo a disposizione durante la settimana. Quell’anno invece il desiderio di migliorarmi fu troppo forte, decisi di intraprendere un ciclo di studi pittorici, rimettendomi in gioco e colmando le mie lacune tecniche.
Con il tempo e innumerevoli disegni vedono la luce i primi personaggi che traggono spunto dal pop surrealismo americano, dall’illustrazione per l’infanzia e dall’illustrazione concettuale. Il mio immaginario però doveva continuare ad essere accattivante e doveva godere di immediata riconoscibilità come era successo in precedenza con “alberelli” e “rebus“, ma soprattutto doveva raccontare la società, la quotidianità, i problemi del mondo con dolce ed ironica irriverenza.
I primi umanoidi “a naso lungo” e tutto il mondo che li circonda vedono i primi raggi di sole del mattino, sotto i primissimi bozzetti di studi, i primi elaborati cartacei e i primi quadri a pennello.













Una volta ideati, non c’era che da provare diffonderli in città ed il riscontro fu soddisfacente fin da subito. Senza falsa modestia furono i primi personaggi con uno stile pop surrealista che vedevano la luce a Milano ed in Italia.







