Arte Partecipata alle porte di Milano.
Nel 2015 durante l’Esposizione Universale” EXPO 2015 a Milano, durante i lavori di costruzione della nuova area a Rho Fiera e le polemiche legate alla corruzione dei cantieri, infiltrazioni mafiose e soprattutto l’impatto ambientale ed ecologico dei terreni che ospitano l’evento.
Abbiamo avuto il coraggio di esprimere i nostri dubbi attraverso un progetto di arte partecipata con la scuola primaria di Seguro.
Il progetto in collaborazione con l’associazione Nuovi Colori, è sviluppato concependo l’opera di streetart e arte partecipata in maniera innovativa: partendo una favola inedita di Elsa Russo, sviluppandolo come un percorso ad immagini.
Le immagini, essendo un progetto partecipato con gli studenti sono state create tramite un percorso creativo condiviso con i ragazzi.


“Marco Saltapanza e la cupola della cuccagna”
di Elsa Russo
“Altri tre Piggies eliminati da Chuck”. La sua missione era quasi finita. Un ultimo passo e… Buio! Tablet spento, tv spenta, luci, lavatrice, dolby surround, microonde…tutto spento! “È già ora di andare a dormire?”, si chiese Marco Saltapanza.
“Si tratta di un black out piccolo mio”, gli disse la mamma accorsa velocemente in cameretta. “Un black out? Ma come, l’elettricità non é, forse, infinita?”, pensò Marco.
“Stanno riparando l’Albero della Vita” proseguì la mamma, “hanno tolto la corrente a tutta la città, così da far risplendere ancor di più il nostro meraviglioso Albero”.” Ma Marco Saltapanza non era convinto. “Di cosa stava parlando la mamma? Un albero della vita? Che producesse piccoli neonati di ogni razza da regalare ai bambini in cerca di un fratellino?!” si disse tra sé e sé ”
“Dopo quasi due ore di black out, dopo aver provato tutte le seicento distinte molle del suo letto e aver mangiato circa mezzo chilo di gelato, “perché, lo sapeva bene, sprecare il cibo era sbagliato”, Marco non sapeva più che fare.
Così, per caso, si affacciò alla finestra e subito rimase incantato dallo strano spettacolo che brillava da lontano. Una sfera, o forse una cupola, splendeva all’orizzonte piena di luci, di colori, di suoni e di raggi al neon.”
“Perfetto”, si disse, “lì sicuramente troverò una presa alla quale attaccare il mio tablet”. Conuna scusa qualsiasi Marco Saltapanza uscì di casa, prese la bicicletta e iniziò il suo viaggio. “Tanto”, pensò, “c’è la pista ciclabile per tutta la città”.
“Ma chi aveva progettato quelle corsie rosse doveva aver confuso il nord con il sud e l’est con l’ovest. Dopo circa un’ora si rese, infatti, conto di aver pedalato all’insù invece che in avanti, di aver voltato a destra ogni volta che voleva andare a sinistra e di aver girato a vuoto in rotonde senza via d’uscita. “Proseguirò a piedi. In questo modo non mi confonderò”.
” Ma intorno non c’era neanche un albero al quale legare la sua BMX, così, abbandonata la sua due ruote vicino al cancello di un palazzo, Marco si incamminò a piedi seguendo cartelli stradali che lo facevano tornare al punto di partenza, saltellando su marciapiedi che sembravano fatti di groviera e aggirando cantieri sovrastati da enormi gru di acciaio come mostri alla guardia di cimiteri di macerie ormai dimenticati.
Ogni volta che Marco pensava di aver raggiunto la meta, questa improvvisamente si faceva sempre più lontana, quasi la cupola avesse ruote e motore con cui spostarsi. “
“Per non parlare poi di quel grosso canale che dovette aggirare! Un fiume di acqua nera si era sostituito al parco giochi e lì, dove un tempo si alternavano altalene, scivoli e castelli di legno, ora si intervallavano piccoli stagni abitati da zanzare, pesci fosforescenti e rottami di metallo.
Ma quando stava ormai per gettare la spugna e tornare a casa ecco che la cupola gli si parò davanti. Era stupenda. Colorata, splendente, illuminata e…profumata! “Quello era odore di…cibo!!”
” Si avvicinò alla parete di vetro, alitò sopra un angolino, vi passò sopra la manica della giacca per pulire la superficie, poggiò l’occhio e rimase incantato. Sembrava che qualcuno avesse radunato lì tutto il cibo del mondo!
“Forse è questo l’Albero della Vita!”, ragionò, mentre il suo stomaco iniziava a reclamare un po’ di tutta quell’abbondanza. “
“Si tirò in piedi e si mise a correre in cerca della porta d’entrata, e quando finalmente ci si trovò davanti fu a tal punto preso dall’emozione che la pancia iniziò ad emettere profondi e rumorosi boati. “
L’insegna sopra all’uscio diceva: “Convegno della Cuccagna. Ingresso libero. Cibo per tutti”.
” Dopo circa un’ora, con le budella che borbottavano fece per entrare quando venne bloccato: “Dove credi di andare?”. “Fammi entrare!”, rispose Marco. “Mi spiace, ma non puoi. Solo chi ha già la pancia piena può visitare la cupola e continuare a riempirsi lo stomaco”.
“Ma che sciocchezza”, urlò Marco, “non c’è forse scritto cibo per tutti?! Io ho fame, fame…!”.
Ma l’omaccione, senza rispondere, lo scaraventò sul marciapiede.
Rattristato Marco si incamminò verso casa sconsolato.
“Certo che è strano”, rifletté, “fare una cupola piena di cibo per persone che hanno la pancia già piena e lasciare la città al buio per un Albero che non si può vedere”.





















