Streetart sul potere persuasivo della televisione sulle masse.

Arcidosso 2010, questo murale assieme ad un altro svolto a Viareggio nello stesso periodo fu fondamentale per il mio percorso di streetartist.

Infatti dopo “Street Art Sweet Art” mostra che consacrò la streetart italiana al grande pubblico e in parte al sistema dell’arte, dal 2007 avevo dedicato le mie energie creative nella realizzazione di quadri, installazioni per mostre in gallerie e musei (per approfondire vai al LINK).

In quegli anni avevo maturato la consapevolezza che sia il mio linguaggio, le mie peculiarità caratteriali non potessero essere confinate in unicamente in galleria e in salotti eleganti in cui si discuteva di arte contemporanea e sistema dell’arte.

La strada, il contatto con il pubblico, l’idea di realizzare opere di grandi dimensioni ebbero un richiamo portentoso che mi trascinarono alle mie origini, facendomi scegliere definitivamente un percorso di arte pubblica, convogliando le mie energie creative in progetti e messaggi urbani sempre più articolati.

Quei mesi furono quindi fondamentali per la scelta da compiersi, che non fu radicale, infatti le mie opere canoniche su carta e tela trovavano sempre spazio in luoghi espositivi, però le mia creatività trovava pieno compimento in ambiente urbano.

“Tele-Visioni”

L’occasione fu l’invito il festival “ALTERAZIONI 2010” ad Arcidosso, piccolo e splendido Comune arroccato sul monte Amiata.  In principio avrei dovuto presentare delle opere in esposizione, proposi all’organizzazione di realizzare un murale permanente esterno al museo, un’opera di streetart.

Proprio in quei mesi cominciarono a germogliare i primi vagiti del mio nuovo linguaggio urbano, l’esigenza di raccontare tramite una sequela di immagini un concetto, una sorta di contrapposizione ad un’unica grossa immagine a parete del murales di quel tempo in Italia.

Il percorso ad immagini tratta il tema dell’ipnosi collettiva e del potere persuasivo politico e commerciale che la televisione ha sulle masse.  Ad oggi un concetto superato e sostituito dalla digitalizzazione di massa, cellulari e social media.

Il murale lungo oltre 70 metri è realizzato in tricromia: bianco, nero, un mix tra spray e acrilico, su fondo verde. Risulta un po’ acerbo rispetto ai lavori di qualche anno dopo, ne rimane una sperimentazione interessante e crocevia di intenti per il mio percorso.

Youtube video

Alterazioni è, per gli organizzatori, un modo per recuperare l’identità di un territorio utilizzando il leitmotiv della creatività. Il paese vecchio diverrà ‘scatola alterativa’ che rivelerà come linguaggi artistici moderni ben si sposano al paesaggio medievale d’intorno: un modo per valorizzare e recuperare le tradizioni senza perdere il treno della contemporaneità.

Arcidosso (GR), da sempre culla amiatina di artisti, luogo meditativo, favorisce in questo modo l’apertura a moderne modalità espressive che approdano, per un pomeriggio, in un’oasi antica e distante dalla velocità quasi a creare un ossimoro di scenari. Il percorso che conduce al Castello Aldobrandesco diventerà esso stesso installazione in un incontro eufonico di nuovo e antico.

Chi sono?

Cristian Sonda

“I miei personaggi raccontano la quotidianità moderna senza giudicarla, ma semplicemente riflettendola, ponendo un accento, uno spunto di riflessione sulle problematiche sociali contemporanee.“

Nel 2007, avviene la mia “consacrazione” nella mostra al museo P.A.C a Milano, nella mostra “Street Art Sweet Art” curata da Vittorio Sgarbi.

Negli anni a seguire diverse mostre nazionali nelle gallerie italiane e fiere mercato di arte contemporanea. Nel 2012 sono stato co-ideatore di “Arte Partecipata” un progetto artistico educativo che unisce l’arte pubblica all’educazione.

La mia volontà è quella di passare ad un altro livello di compartecipazione dell’arte di strada sviluppando un concetto condiviso con la città e per la città, realizzandolo con la partecipazione delle istituzioni, dei cittadini, rendendo Cristian Sonda vettore di un messaggio da restituire al pubblico a 360 gradi.