“NO EXPO 2015”

Noexpo

FESTIVAL NO EXPO 2015

Prima Edizione

Cristian Sonda effettuerà un LivePainting a tema durante i tre giorni del festival.

il lungo programma di 3 giorni sul sito http://festivalnoexpo.com/

Oltre il vuoto della città vetrina, connettiamo i saperi, costruiamo alternative.

A due anni dalla scelta di Milano come sede di Expo2015, le tragicomiche e indecorose vicende che ne hanno caratterizzato la comunicazione, la gestione organizzativa e progettuale da parte dei suoi paladini hanno reso ormai evidente come il brand Expo volutamente vuoto, privo di progetto e di visione globale e pubblica della città e del territorio, serva in realtà ad occultare un progetto di città progressivamente ferita nelle proprie potenzialità rigenerative.

Come denunciamo da tre anni, Expo non ha altro fine che redistribuire potere e ricchezza all’interno della regione metropolitana milanese, cogliendo l’occasione del grande evento e dei flussi finanziari che vengono mossi per ristrutturare e ridefinire il tessuto economico e sociale del territorio, convogliando e dilapidando la spesa pubblica in una direzione esclusivamente funzionale alla speculazione privata. La trasformazione dell’area in un grande polo logistico-commerciale, in una città priva di occasioni di lavoro stabile e destinata non a socialità ma a “eventi” espositivi saltuari, avviene attraverso proposte che nulla hanno a che fare con il tema di Expo, non rispondono alle esigenze di abitanti e lavoratori dei territori e, soprattutto, consumano risorse, suolo e soldi pubblici che andrebbero destinati alla spesa sociale.

La crisi acuisce il carattere dell’Expo come emblema di tutte le patologie del territorio aggravandone le condizioni di insostenibilità e intolleranza a mano a mano che la “macchina organizzativa” va avanti. A questo livello, l’economia del “grande evento” e della “grande opera” costituiscono il modello per le procedure di emergenza (leggi obiettivo, commissari, “modello Bertolaso”, “siamo pronti a tutto” cioè il vero masterplan 2015), già sperimentate dalla ValSusa alla Maddalena, passando per la shock economy abruzzese. E mentre qualcuno cerca di rispondere confermando a motore spento espedienti di un modello di vizi privati e pubblici vizi, di saccheggio di ogni risorsa e bene pubblico, mentre qualche ultimo sbadato cerca di salire sul treno che sta deragliando, nei medesimi territori sono accese resistenze vecchie e nuove che, attraverso lotte, vertenze e saperi critici, si oppongono alle dinamiche che rendono le nostre vite precarie e controllate, gettando le basi per un’auspicabile cooperazione sociale che, impiegando diversamente le risorse, potrà e dovrà cercare la via di un altro modello di riproduzione sociale.

Vogliamo costruire assieme a queste realtà un momento di incontro nel quale ciascuna, portando la specificità della propria esperienza e delle proprie capacità, potrà consolidare relazioni e cooperare ad un processo di costruzione di una visione ampia e alternativa a questo “modello expo”, un nuovo immaginario rivendicativo, che possa aumentare la massa critica mettendo in rete i saperi, proponendo percorsi verso un vero sviluppo territoriale, ossia un nuovo welfare metropolitano, un nuovo sistema di diritti delle persone e del territorio.

A questo fine, il Comitato No Expo e altre realtà stanno dando vita ad una 3 giorni di iniziative, workshop, azioni e spettacoli dal 28 al 30 maggio, da tenersi negli spazi del Centro Sociale Sos Fornace a Rho. Un Festival da riproporre fino al 2015, come momento di costruzione/ricostruzione di percorsi reticolari condivisi, di confronto ed approfondimento partendo dalle specificità di vertenze e conflitti esistenti. Un festival che parli alla città guardando anche a cosa accade a livello nazionale. Per questo invitiamo da ora reti, movimenti e territori in lotta di tutta Italia a partecipare e intervenire all’iniziativa.

Facciamo quindi appello ai tanti soggetti che difendono il territorio da devastazioni e speculazioni, a chi combatte la privatizzazione dei beni comuni, ai gruppi ecologisti, al mondo del precariato, ai lavoratori delle aziende in lotta, ai centri sociali, ai gruppi di consumo critico e solidale, agli studenti, agli agricoltori resistenti, agli antirazzisti, a chi lotta per il diritto alla casa, ai comitati dei pendolari, a chi ha lavora ad un altro modello di città e di convivenza, perché quanto prima intervengano, partecipino mettendo a disposizione saperi, materiali, esperienze per la programmazione del festival e del suo percorso di avvicinamento.

Oltre il vuoto della città vetrina, connettiamo i saperi, costruiamo alternative.

A due anni dalla scelta di Milano come sede di Expo2015, le tragicomiche e indecorose vicende che ne hanno caratterizzato la comunicazione, la gestione organizzativa e progettuale da parte dei suoi paladini hanno reso ormai evidente come il brand Expo volutamente vuoto, privo di progetto e di visione globale e pubblica della città e del territorio, serva in realtà ad occultare un progetto di città progressivamente ferita nelle proprie potenzialità rigenerative.

Come denunciamo da tre anni, Expo non ha altro fine che redistribuire potere e ricchezza all’interno della regione metropolitana milanese, cogliendo l’occasione del grande evento e dei flussi finanziari che vengono mossi per ristrutturare e ridefinire il tessuto economico e sociale del territorio, convogliando e dilapidando la spesa pubblica in una direzione esclusivamente funzionale alla speculazione privata. La trasformazione dell’area in un grande polo logistico-commerciale, in una città priva di occasioni di lavoro stabile e destinata non a socialità ma a “eventi” espositivi saltuari, avviene attraverso proposte che nulla hanno a che fare con il tema di Expo, non rispondono alle esigenze di abitanti e lavoratori dei territori e, soprattutto, consumano risorse, suolo e soldi pubblici che andrebbero destinati alla spesa sociale.

La crisi acuisce il carattere dell’Expo come emblema di tutte le patologie del territorio aggravandone le condizioni di insostenibilità e intolleranza a mano a mano che la “macchina organizzativa” va avanti. A questo livello, l’economia del “grande evento” e della “grande opera” costituiscono il modello per le procedure di emergenza (leggi obiettivo, commissari, “modello Bertolaso”, “siamo pronti a tutto” cioè il vero masterplan 2015), già sperimentate dalla ValSusa alla Maddalena, passando per la shock economy abruzzese. E mentre qualcuno cerca di rispondere confermando a motore spento espedienti di un modello di vizi privati e pubblici vizi, di saccheggio di ogni risorsa e bene pubblico, mentre qualche ultimo sbadato cerca di salire sul treno che sta deragliando, nei medesimi territori sono accese resistenze vecchie e nuove che, attraverso lotte, vertenze e saperi critici, si oppongono alle dinamiche che rendono le nostre vite precarie e controllate, gettando le basi per un’auspicabile cooperazione sociale che, impiegando diversamente le risorse, potrà e dovrà cercare la via di un altro modello di riproduzione sociale.

Vogliamo costruire assieme a queste realtà un momento di incontro nel quale ciascuna, portando la specificità della propria esperienza e delle proprie capacità, potrà consolidare relazioni e cooperare ad un processo di costruzione di una visione ampia e alternativa a questo “modello expo”, un nuovo immaginario rivendicativo, che possa aumentare la massa critica mettendo in rete i saperi, proponendo percorsi verso un vero sviluppo territoriale, ossia un nuovo welfare metropolitano, un nuovo sistema di diritti delle persone e del territorio.

A questo fine, il Comitato No Expo e altre realtà stanno dando vita ad una 3 giorni di iniziative, workshop, azioni e spettacoli dal 28 al 30 maggio, da tenersi negli spazi del Centro Sociale Sos Fornace a Rho. Un Festival da riproporre fino al 2015, come momento di costruzione/ricostruzione di percorsi reticolari condivisi, di confronto ed approfondimento partendo dalle specificità di vertenze e conflitti esistenti. Un festival che parli alla città guardando anche a cosa accade a livello nazionale. Per questo invitiamo da ora reti, movimenti e territori in lotta di tutta Italia a partecipare e intervenire all’iniziativa.

Facciamo quindi appello ai tanti soggetti che difendono il territorio da devastazioni e speculazioni, a chi combatte la privatizzazione dei beni comuni, ai gruppi ecologisti, al mondo del precariato, ai lavoratori delle aziende in lotta, ai centri sociali, ai gruppi di consumo critico e solidale, agli studenti, agli agricoltori resistenti, agli antirazzisti, a chi lotta per il diritto alla casa, ai comitati dei pendolari, a chi ha lavora ad un altro modello di città e di convivenza, perché quanto prima intervengano, partecipino mettendo a disposizione saperi, materiali, esperienze per la programmazione del festival e del suo percorso di avvicinamento.

Commenti (1)

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    JENNAIrwin22

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    Every one acknowledges that humen’s life seems to be very expensive, but some people need money for different things and not every one gets big sums cash. Thence to receive fast personal loans or just secured loan will be good way out.

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